COMA - VITE SOSPESE

I loro occhi ti guardano, sembrano scrutarti attentamente, sembrano volerti chiedere chi sei, sembrano... Ma il loro è solo buio. La scienza dice che la loro corteccia celebrale è morta. Sono figli, sono mariti, sono padri, madri, sono le tante vittime di incidenti stradali, di cadute dal motorino. O investiti da un pirata della strada. E ancora, pazienti che non si sono più ripresi dall' anestesia durante un intervento chirurgico, o ancora figli vittime di una dose eccessiva di ecstasy. Sono tanti.Le stime dicono che le persone in stato vegetativo in Italia sono oltre tremila. Probabilmente sono molte di più, dal momento che non esiste un vero censimento. Molto spesso la loro esistenza è quasi totalmente a carico delle famiglie, lasciate sole a vivere un calvario nella speranza di un miracolo di una guarigione. Dopo centottanta giorni di tentativi di riabilitazione, di chi entra in coma, le probabilità di recupero dallo stato vegetativo tendono a ridursi, e dopo il primo ricovero il 55% dei pazienti torna a casa, il 12% viene ricoverato in una struttura protetta. Solo il 3% viene accolto in una struttura di lunga degenza. Dopo un anno i numeri si perdono, ma di certo quasi tutti lasciati a se stessi, a carico delle famiglie.
Nell’ambito di Movimenti per la Fotografia, festival internazionale dell’immagine ideato e diretto da Pino Miraglia, Villa Pignatelli ospita dal 2 al 15 dicembre “Coma – vite sospese”, la mostra del fotoreporter Francesco Cito. Un’esposizione che svela attraverso un accorato racconto fotografico, dal forte impatto visivo e sociale, temi di profonda umanità. Un lavoro che va oltre la semplice galleria d’immagini e che punta a smuovere le coscienze e ad accendere il fuoco della riflessione.